L’Insaziabile e gli gnocchi con la fioretta

Un tempo per Sant’Antonio si usava regalare ai poveri la ricotta liquida, che in Veneto va sotto il nome di “fioretta”. Si tratta di una ricotta liquida, che si ottiene lavorando un siero non del tutto scolato quando si fa il formaggio: è inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani ed è tipica delle Prealpi Vicentine. In occasione della festa del Santo il caseificio Pennar di Asiago ha dato nuovamente vita alla tradizione della distribuzione della fioretta, dandoci la possibilità di riscoprire questo meraviglioso prodotto. E di mettere mano quindi a una ricetta antica, che ci riporta a quando in Veneto la povertà era molto diffusa: con la puina liquida del Pennar abbiamo preparato gli struggenti gnocchi di fioretta.


La ricetta?

Eccola, è semplicissima

Per quattro persone bastano mezzo chilo di ricotta liquida, 3 etti di farina e un pizzico di sale. L’impasto va mescolato con la frusta fino a quando diventa elastico e privo di grumi. Con l’aiuto di due cucchiai si formano degli gnocchi che vanno tuffati in acqua bollente e scolati quando vengono a galla, dopo un paio di minuti. Condire con burro fuso e una grattata di stravecchio o di ricotta affumicata, gustare caldi.

Il gusto di questo piatto tradizionale è quello delle cose semplici, che arrivano da un passato contadino in cui bisognava aver la pancia piena e le energie per lavorare in stalla o nei campi. Ovviamente gli gnocchi di puina si potevano fare in qualsiasi stagione, a maggior ragione d’inverno.

Per Sant’Antonio, però, le vacche sono già al pascolo sui prati fioriti delle montagne venete e il burro porta in dote tutto il sapore di una terra fantastica. Il formaggio vecchio (e stravecchio), magari una forma stagionata qualche anno prima, regala al piatto una struttura incredibile e lo eleva al rango di un mangiare da re.

E così, ancora una volta, ciò che nel passato delle nostre genti era uno stratagemma per portare a casa la sopravvivenza con quel che si aveva sotto mano, oggi diventa una bontà del giorno di festa. Sarebbe bello che il gusto povero e semplice degli gnocchi di fioretta ci ricordasse quel che eravamo, per indicarci qual è la giusta via per la tavola veneta.

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