L’Insaziabile e il formaggio di San Martino

Chi non mangia l’oca a San Martino non vede il becco di un quattrino, recita un vecchio adagio. Ma c’è sempre la possibilità di festeggiare con castagne e vino. Non dimentichiamo poi il cavallo di San Martino, dolce tipico di alcune zone del Veneto la cui sagoma ricorda il santo a cavallo, appena prima di tagliare il suo mantello per fare a metà con un povero. Ma San Martino è anche l’occasione per mettere in tavola qualche formaggio fantastico.

Ecco qualche consiglio formaggioso per questa giornata

La stagione dell’alpeggio si è conclusa da un mese e mezzo, quindi il formaggio di malga dei mesi magici di questa estate sprigiona tutti i suoi aromi, portando sulla nostra tavola i mille pascoli delle nostre montagne. Basterà mettere sul tagliere alcune chicche provenienti da zone diverse – Altopiano, Lessinia, Dolomiti – per sentire già differenze molto marcate dovute a diverse fioriture nei prati. Anche il mezzano ha ormai concluso la prima parte della stagionatura ed è pronto a finire sul tagliere, magari assieme alle castagne che non possono mai mancare in questa stagione. E il vecchio dell’anno scorso? Un’ottima idea per finire una castagnata o un brindisi fra amici è quella di portare in tavola qualche penola o scaglia di vecchio, o addirittura stravecchio di montagna. Il gusto piccante di alcuni formaggi nostrani potrà “ricaricare” l’appetito, mentre la dolcezza di altre produzioni di malga sarà la degna conclusione di un pasto a base d’oca, radicchio e frutta secca, magari accompagnato da un bicchiere di passito.

Fuori dal Veneto con i formaggi “stracchi”

Se avete voglia di fare un viaggio fuori dal Veneto questo è il momento dei formaggi “stanchi”, anzi stracchi. Anzi: stracchini, ma che siano gli stracchini all’antica delle valli Orobiche e in generale della Lombardia, precursori di mille altre meraviglie casearie. Si tratta di formaggi che un tempo venivano fatti con il latte della fine dell’alpeggio, quindi “stracco” e più difficile da usare per fare i classici formaggi estivi. Dallo stracchino all’antica allo strachitunt e giù per l’albero genealogico del cacio lombardo, la lista è da leccarsi i baffi!

La stagione del Mont d’Or

E per chi ha voglia di fare una capatina all’estero è iniziata la stagione del Mont d’Or, che condivide con gli stracchini l’idea di base del formaggio a latte “stanco”. Solo che a cavallo tra Francia e Svizzera hanno avuto un’altra idea: forme molto piccole, spazzolate con acqua e sale in modo da far partire prima maturazione e gusto, e poi strizzate in una lamina balsamica di legno d’abete. Il Mont d’Or si trova già nella sua scatolina, che può finire in forno assieme a un goccio di vino bianco per diventare un sontuoso accompagnamento di patate lesse o arrostite.

Condividete, condividete, condividete!

Alla fine, però, l’importante è che per San Martino finisca in tavola il formaggio che ci piace di più, e che questo cacio venga condiviso con chi ci vuole bene. E – perché no – anche con chi non ci vuole bene. Come ci insegna San Martino la vera gioia sta nel condividere e il formaggio è nato per essere condiviso!

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